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.. e scusate per lo sfogo !

Ero in treno, un Eurostar Alta Velocità, direzione Milano Centrale.
Mi sarei fermato di lì a poche ore nella bella e fredda Bologna.
Leggevo su Repubblica dell'ennesimo episodio di violenza a sfondo razzista ai danni di un indiano, picchiato barbaramente e poi bruciato vivo.
Incredulo, in un misto tra rabbia e rassegnazione, pensavo a quanto può essere feroce l'uomo, a quanto può arrivare la sua crudeltà, la sua imbecillità.
Con "Non al denaro, non all'amore nè al cielo" che faceva da colonna sonora al mio viaggio, osservavo le ampie distese verdi di una toscana straordinariamente bagnata.

Poi, improvvisamente, le urla di una giovane donna napoletana.
Chiedeva giustizia, denunciava il furto di un bagaglio che era lì accanto a lei qualche minuto prima, poi improvvisamente scomparso.
Diceva di essere sicura, sapeva chi fosse il "ladro" : "un uomo di colore", urlava disperata.
"C'era un uomo di colore accanto a quel ragazzo", indicandomi con il dito, "ora non c'è più, è scappato con la mia valigia", ululava nel suo incomprensibile gergo, straziata e rabbiosa, nel volto del capo-treno.
Ho immediatamente capito che si riferiva a quell'uomo distinto che, qualche attimo prima del disgustoso teatrino, accortosi di aver sbagliato carrozza e di aver occupato un posto forse prenotato da altri, si stava allontanando in cerca del suo sedile.
Una persona per bene, accusata di furto pubblicamente, gratuitamente, solo per il colore della sua pelle.

La rabbia che ho provato, non son sicuro di riuscirla a spiegare.
Attimi imbarazzanti, secondi interminabili, fatti di insulti, sguardi indifferenti, scuse insensate.
La buona educazione mi ha portato semplicemente e gentilmente a chiedere alla sbadata "signora" di non rivolgermi più la parola per il resto del viaggio. Per alcun motivo.
Quel maledettissimo bagaglio era sempre stato sotto il suo fottutissimo sedile.
Quel pover'uomo, intanto ritornato dalle nostre parti insospettito dalle urla,  mi saluta nuovamente ed in lacrime va in cerca del suo prenotato posto.
Alzo il volume dell'i-pod nervosamente e il viaggio continua, così come gli episodi di sfrenato razzismo.

Questa l'italietta in cui siamo costretti a vivere ogni giorno, figlia di una politica impressionata "dall'altro", terrorizzata dalla diversità e inculcata da un governo irresponsabile e a tratti complice.

Scusate per lo sfogo.
Care cose,
Peppe.

Pubblicato il 4/2/2009 alle 13.35 nella rubrica Diario.

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